L’ascolto del minore

La convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo di New York del 20/11/1989 ratificata in Italia con la legge del 27/05/1991 n. 176 ha imposto, a quel momento con valenza programmatica, agli Stati parti di garantire al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere la sua opinione su ogni questione che lo interessa e di dare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria e amministrativa che lo riguarda sia direttamente che per il tramite di un rappresentante e/o organo appropriato.

La Convenzione di Istanbul ha avuto una straordinaria valenza culturale in quanto ha promosso un nuovo approccio del sistema giudiziario ai procedimenti che riguardano il minore.

Le successive fonti sovranazionali – la convenzione di Strasburgo del 25/01/1996, l’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali
dell’unione europea – carta di Nizza del 18/12/2000; Il Trattato di Lisbona del 2007 –
e nazionali – la legge 149/2001 sull’adozione, la legge n.54/2006 che introdotto l’art. 156 sexies; la legge n. 219/2012 che ha introdotto l’art. 315 bis cc, la legge 07/02/2014 n. 154 che ha introdotto l’art. 336 bis del cc e, quanto ai procedimenti di separazione e divorzio, l’art. 337 octies comma 1 nel quale è confluito l’abrogato art. 155 sexies – che si sono succedute hanno portato ad una codificazione del diritto all’ascolto che grazie alla giurisprudenza di legittimità ), in Italia, ha assunto a livello processuale una valenza stringente al punto da poter essere la sua inosservanza motivo di nullità della sentenza.

Il minore è al centro delle relazioni familiari che sono deputate al soddisfacimento delle esigenze di cura ed attenzione nella prospettiva di un armonioso sviluppo della sua personalità.

Questa finalità deve essere salvaguardata nel momento della crisi delle relazioni interpersonali della coppia che, inevitabilmente, si ripercuote sulla relazione ed interazione genitoriale con il minore.

Lo strumento è per l’appunto quello dell’ascolto del minore.

E’ necessario ed imprescindibile interrogarsi su quale debba essere il paradigma di ascolto del minore.

Non si può ignorare che proprio in quanto al centro della relazione ed interazione genitoriale il minore è oggetto dei condizionamenti dei genitori, delle loro triangolazioni ed identificazioni con il minore e del minore stesso con essi.

Come superare la dicotomia presente nel sistema sovranazionale e nazionale che distingue il minore che abbia compiuto i 12 anni , e quello minore di anni 12 che abbia o meno capacità di discernimento.

Cosa vuol dire capacità di discernimento ?

Fin dal primo anno di vita i minori hanno capacità di capire e sentire, hanno un’intelligenza.

La particolarità delle procedure che hanno ad oggetto le relazioni familiari e la peculiarità della posizione del minore all’interno delle stesse deve connotare di particolari requisiti e competenze la funzione dell’avvocato sia allorquando egli rivesta il ruolo di curatore speciale del minore sia allorquando rivesta il ruolo di difensore di una delle parti processuali.

Conoscenze e competenze che vanno al di là di quelle strettamente tecniche di diritto sostanziale e processuale, ma implichino una conoscenza e quindi una ricerca ed uno studio sulle relazioni familiari e le loro dinamiche tenendo sempre presente che la famiglia è un sistema di scambi legami e relazioni dal quale dipende l’equilibrio delle persone.